Sforzarsi, perdere la vita, rinnegare se stesso, pazientare: tutte operazioni che trovano senso e diventano non solo comprensibili ma anzitutto accettabili e poi anche vivibili se esprimono fede nel Signore, amore e libertà, se avvengono nello spazio dell’amore e della libertà.
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La vocazione di ciascuno è letta come sguardo d’amore del Signore: uno sguardo d’amore che è anche sguardo di elezione. La chiamata significa essere visti, conosciuti personalmente, intimamente, e questo sguardo d’amore illumina, dà senso e direzione all’esistenza.
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La nostra traiettoria è disegnata dal Vangelo, è la vita di Gesù descritta nel Vangelo e a cui rinvia la Regola che vuole essere un aiuto “per camminare più speditamente sulle tracce di Cristo” (RBo 5) o, per dirla con la Regola di Benedetto, per “correre sulla via dei comandamenti del Signore con cuore dilatato” (RB Prologo)
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L’esegesi vivente, esistenziale delle Scritture ha sempre tra i suoi punti di forza l’umiltà, intesa come adesione alla realtà e conoscenza di sé, e l’amore, la volontà di un incontro positivo con l’altro caratterizzato da ascolto, rispetto, benevolenza, responsabilità.
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