Da chi andremo?

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28 aprile 2026

Gesù è il pane disceso dal cielo: la sua vita intera, accolta in noi, ci dà vita perché è la Parola, è il Verbo che già dall’in principio era presso Dio e a lui rivolto. L’evangelista Giovanni dice di Gesù ciò che in tutta la Bibbia è detto della parola di Dio. Gesù è pane per la nostra fame, luce che illumina i ciechi che siamo, acqua sorgiva che disseta e ridà vita al deserto che ci abita perché è l’incarnazione della parola di Dio: dunque potenza di vocazione, di compassione e di resurrezione, forza di ricominciare sempre dopo ogni morte.

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Con la sua vita ci dà la vita

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27 aprile 2026

Nel dialogo che si svolge nella sinagoga di Cafarnao, Giovanni annota che, a un certo punto, “i Giudei” contestano Gesù per aver detto: “Io sono il pane disceso dal cielo” (Gv 6,41). Come Dio aveva risposto alle mormorazioni dei figli d’Israele nel deserto donando loro la manna, così Gesù risponde alle mormorazioni dei suoi interlocutori con il dono di sé stesso: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. 

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“Andate e annunciate il vangelo”

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25 aprile 2026

Il vangelo di Marco terminava in realtà al v. 8 del capitolo 16. Un giovane vestito di bianco ha invitato le donne andate al sepolcro a non avere paura e a dire ai discepoli di ritornare in Galilea, nel luogo dove tutto ha avuto inizio, a ricominciare di nuovo la sequela dietro al Risorto che li precede, cammina davanti a loro, indicando la via; ma le donne fuggirono dal sepolcro stupite e spaventate e “non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite” (Mc 16,8).

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Cibo per la vita eterna

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24 aprile 2026

Il vangelo di oggi ci parla di una ricerca suscitata dall’aver osservato qualcosa: la folla al mattino ha notato che la sera precedente erano partiti sulla barca solo i discepoli, senza Gesù, e ora non c’è più neppure lui. “Rabbi, quando sei venuto qui?”: è una ricerca suscitata dalla curiosità, dalla “logica che non torna”, da un dato che manca.

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Seduto con i discepoli

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23 aprile 2026

In questo brano nulla è detto dell’insegnamento di Gesù: esso avrà luogo l’indomani, dall’altra parte del mare, dopo una notte passata da Gesù da solo in preghiera. Qui l’insegnamento è dato dal segno stesso, il segno del pane a sazietà è insegnamento. C’è la folla che segue Gesù per “i segni che operava sugli infermi”, una folla dunque che cerca guarigione per sé o per gli infermi in mezzo a sé, eppure Gesù non guarisce nessuno, ma sembra voler condurre la folla a un’altra consapevolezza di infermità, sanare un’altra carenza di vita piena, saziare un’altra fame.

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Scrutare le Scritture: la speranza, la lampada, la Via per la vita

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22 aprile 2026

Gesù, “salito a Gerusalemme” (5,1) per “dare la vita” (5,21), “opera” (5,36) “perché siamo salvati” (5,34). Gesù rimanda i suoi interlocutori, “alcuni capi dei giudei” (5,18) alla “lampada” (5,35) Giovanni e alla “vostra speranza” (5,45) Mosè. Gesù rimanda allo “scrutare le Scritture”, perché “voi ritenete in esse la vita” e “proprio esse sono le testimonianti per” Lui (5,39).

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Il giudizio a giudizio

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21 aprile 2026

Come un bambino a cui il padre insegna con pazienza il mestiere della vita adulta, così è pure il Figlio di Dio. “Da se stesso, non può fare nulla”.
Allora, come il Padre dà la vita, così anch’egli apprende a dare la vita; come il Padre giudica, così anch’egli impara a giudicare. Questo sarebbe il logico sviluppo delle parole di Gesù. Non è questo però ciò che egli dice!

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