23 aprile 2026
In questo brano nulla è detto dell’insegnamento di Gesù: esso avrà luogo l’indomani, dall’altra parte del mare, dopo una notte passata da Gesù da solo in preghiera. Qui l’insegnamento è dato dal segno stesso, il segno del pane a sazietà è insegnamento. C’è la folla che segue Gesù per “i segni che operava sugli infermi”, una folla dunque che cerca guarigione per sé o per gli infermi in mezzo a sé, eppure Gesù non guarisce nessuno, ma sembra voler condurre la folla a un’altra consapevolezza di infermità, sanare un’altra carenza di vita piena, saziare un’altra fame.
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22 aprile 2026
Gesù, “salito a Gerusalemme” (5,1) per “dare la vita” (5,21), “opera” (5,36) “perché siamo salvati” (5,34). Gesù rimanda i suoi interlocutori, “alcuni capi dei giudei” (5,18) alla “lampada” (5,35) Giovanni e alla “vostra speranza” (5,45) Mosè. Gesù rimanda allo “scrutare le Scritture”, perché “voi ritenete in esse la vita” e “proprio esse sono le testimonianti per” Lui (5,39).
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21 aprile 2026
Come un bambino a cui il padre insegna con pazienza il mestiere della vita adulta, così è pure il Figlio di Dio. “Da se stesso, non può fare nulla”.
Allora, come il Padre dà la vita, così anch’egli apprende a dare la vita; come il Padre giudica, così anch’egli impara a giudicare. Questo sarebbe il logico sviluppo delle parole di Gesù. Non è questo però ciò che egli dice!
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