22 aprile 2026
Gesù, “salito a Gerusalemme” (5,1) per “dare la vita” (5,21), “opera” (5,36) “perché siamo salvati” (5,34). Gesù rimanda i suoi interlocutori, “alcuni capi dei giudei” (5,18) alla “lampada” (5,35) Giovanni e alla “vostra speranza” (5,45) Mosè. Gesù rimanda allo “scrutare le Scritture”, perché “voi ritenete in esse la vita” e “proprio esse sono le testimonianti per” Lui (5,39).
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21 aprile 2026
Come un bambino a cui il padre insegna con pazienza il mestiere della vita adulta, così è pure il Figlio di Dio. “Da se stesso, non può fare nulla”.
Allora, come il Padre dà la vita, così anch’egli apprende a dare la vita; come il Padre giudica, così anch’egli impara a giudicare. Questo sarebbe il logico sviluppo delle parole di Gesù. Non è questo però ciò che egli dice!
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20 aprile 2026
Siamo di fronte al terzo “segno” che Gesù compie nelle pagine giovannee. Il primo segno avviene in sordina, sul retro di una sala ricevimenti a Cana di Galilea, vicino alle cucine o alla cantina, durante una festa di nozze. Lì Gesù apre le danze, dà inizio alla festa, celebra le nozze di due anonimi e con essi il sodalizio d’amore tra Dio e l’umanità, offrendo il vino buono dall’inizio alla fine (cf. Gv 2,1-11). Ancora a Cana Cristo fa fiorire la vita, proclamando a un funzionario alle dipendenze del re Erode Antipa: “Tuo figlio vive”. È il secondo segno (cf. Gv 4,46-54).
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