13 marzo 2026
Per la seconda volta, Gesù preannuncia la sua passione: “Il Figlio dell’uomo è consegnato nelle mani degli uomini...”. Il modo in cui si esprime lascia intendere che per lui la sua consegna non si riduce al momento dell’arresto, ma è azione continua, che coincide con la sua vita consegnata agli uomini di cui è figlio. È in quanto figlio di quest’umanità che Gesù fin dall’inizio è consegnato da Dio come dono agli uomini con i quali condivide “carne e sangue”; una consegna a cui egli associa la propria volontà e a cui resta fedele, anche quando alla fine essa viene stravolta nella forma di una “consegna a tradimento” da parte degli stessi uomini che ne hanno ricevuto il dono senza riconoscerlo.
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12 marzo 2026
Un padre porta a Gesù il figlio malato. La malattia di una persona ha ripercussioni sulla sua famiglia e Gesù si è confrontato con l’angoscia dei familiari che dalla malattia di un loro caro hanno visto sconvolto l’ordine delle loro giornate e il quadro dei loro affetti e sono precipitati in un abisso di impotenza e dolore.
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11 marzo 2026
Dopo sei giorni dall’annuncio della passione e dalla reazione di Pietro a queste parole, dopo sei giorni dall’annuncio della necessità per ogni discepolo del Signore di rinnegare se stesso e prendere la propria croce e seguirlo, Gesù è trasfigurato, Mosè ed Elia conversano con lui e una nube luminosa avvolge i discepoli con la sua ombra.
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10 marzo 2026
Gesù ha appena annunciato ai discepoli il cammino che lo attende verso Gerusalemme, ha appena redarguito Pietro ricollocandolo dietro a sé e ora convoca la folla, assieme ai discepoli: allarga non tanto l’uditorio – Gesù non ha l’ansia da prestazione né la vertigine dei numeri – quanto piuttosto i destinatari di una promessa di vita piena. Una vita salvata, una pienezza di senso annunciate non per un futuro lontano, nell’aldilà della storia, ma già qui e ora.
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