La probazione della vocazione

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Fratello, sorella, quando giungi in comunità col desiderio di seguire l’Evangelo, tu conosci poche cose di questa vita che ti ha attirato e che hai scelto. Ti occorre dunque un tempo di riflessione e di maturazione della vocazione ricevuta.

Pieno di quell’amore vero che non si accontenta di doni parziali e passeggeri, ti impegni con l’accoglienza liturgica a vivere stabilmente nella comunità la vocazione ricevuta, accolta e poi scelta. Da allora i tuoi atti e i tuoi atteggiamenti prendono una visibilità comunitaria.

Provata la tua vocazione all’interno della comunità, viene per te il momento, fratello, sorella, di dare in modo definitivo questa tua vita a Dio, e di darla davanti alla chiesa. Nella liturgia della professione, invocato lo Spirito santo affinché ti ispiri un consenso degno e incrollabile, tu pronuncerai il “sì” totale, irrevocabile, libero, all’appello di vivere il celibato e la vita comune secondo lo spirito della Regola.
Questo “sì” lo pronuncerai davanti alla chiesa garante e confermante il tuo carisma nello Spirito santo al Padre, per Cristo che è l’Amen eterno, il testimone fedele e verace.

(Regola di Bose 9-11)

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Celebriamo la Pasqua, perché questo abbiamo!

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2 aprile 2026

Cena del Signore
Giovanni 13,1-15
Omelia di fr. Sabino Chialà, priore di Bose

Fratelli e sorelle,

siamo qui radunati per rivivere il mistero pasquale, segno efficace della nostra salvezza. Domenica scorsa, con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, abbiamo iniziato a vivere la settimana santa, introdotti dal Messia umile e mite che entra nella città a dorso di un’asina accompagnata da un puledro, espressione di una regalità insolita, così diversa da quelle cui siamo abituati.

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