11 maggio 2026
È noto che in Giovanni, a differenza degli altri evangeli, ci sono diversi viaggi di Gesù a Gerusalemme che l’autore fa coincidere con altrettante feste ebraiche. Tuttavia al di là della storicità dei fatti, che per gli evangelisti ha un peso diverso rispetto alla nostra sensibilità, l’architettura giovannea fa corrispondere la rivelazione di Gesù con il senso spirituale di ciascuna di queste feste ebraiche e soprattutto con le discussioni interne ed esterne alla comunità cristiana del tempo che li ha generati.
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9 maggio 2026
Gesù Pastore. Ecco un’immagine che può ingannare l’uomo contemporaneo; non certo i pastori sardi, delle Alpi o delle terre africane o asiatiche, ma l’uomo della cosiddetta postmodernità, cittadino che ha spesso un’idea sbagliata della vita pastorale (non di quella parrocchiale, ma di quella contadina), in parte sotto l’influsso di un’arte dolciastra che voleva un Cristo con occhi blu e capelli biondi e lunghi, portando sulle spalle una pecora di un bianco immacolato.
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8 maggio 2026
Il cieco è guarito senza aver chiesto nulla: è Gesù che lo vede passando e prende l’iniziativa. Questo porta il cieco alla consapevolezza di avere davanti un profeta. Tutto ciò delinea l'esperienza cristiana non come il luogo del primato del valore, né dell'idea, ma della grazia, dell'esperienza di Dio.
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7 maggio 2026
Il brano del Vangelo di oggi racconta la breve sospensione dall’insegnamento che Gesù offre pubblicamente al tempio di Gerusalemme per la Festa delle Capanne. È questo il momento opportuno, sembra suggerire il testo, per gettare nuova luce sul senso delle celebrazioni liturgiche perché Gesù opera una guarigione in giorno di sabato prolungando con un gesto di cura l’opera creazionale di Dio.
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